09 Jun

Modularizzazione del prodotto e sostenibilità

Possiamo spiegare il processo di modularizzazione del prodotto come la scomposizione dell’unicum di un prodotto (cioè della sua interezza) nelle diverse unità che lo compongono, e la conseguente possibilità di rimpiazzare una o più unità senza compromettere l’essenza o il funzionamento del prodotto stesso. Una costruzione di mattoncini di Lego è senz’altro il modo più efficace per chiarire un concetto così astratto. La costruzione, ad esempio una casa, rappresenta il prodotto. D’altra parte gli svariati mattoncini che la compongono sono le unità (o moduli) costitutivi del prodotto. Ciascun mattoncino è rimpiazzabile senza problemi strutturali o funzionali con un altro dalle caratteristiche simili (dimensione, collegamenti con i mattoncini circostanti…) ma non necessariamente uguali, in quanto può differire, ad esempio, per colore.

Per quanto l’immediatezza di questo sistema di pensiero “del tutto e della parte” appaia scontato, bisogna riconoscere come il design del prodotto non sia sempre stato in grado di applicarlo alla progettazione e alla realizzazione degli oggetti di uso quotidiano, specie con l’emergere del consumismo e della logica usa e getta. Dove disponibili, i pezzi di ricambio di elementi danneggiati o datati di automobili, elettrodomestici ed elettronica di consumo sono spesso costosi e difficilmente reperibili, senza poi tenere in considerazione i costi del processo di riparazione, che spesso superano i costi marginali di produzione di un nuovo esemplare. Le conseguenze di tale situazione, ben riassunte dalle emblematiche immagini di cumuli di elettronica di consumo sul punto di essere rottamata e incenerita, sono pesanti tanto a livello economico quanto sul piano ambientale. Il peccato originale è da ricondurre alla fase di concezione del prodotto stesso, cioè al momento della sua ideazione e progettazione. È soltanto durante questa fase che si può condizionare la possibilità e il grado di semplicità di sostituire le sue componenti una volta terminata la fase di assemblaggio industriale.

D’altra parte un design modulare e intelligente permette di utilizzare un prodotto per un arco di tempo ben più ampio, in quanto conferisce al prodotto stesso le capacità A- di venire adattato alle continue innovazioni tecnologiche ed estetiche (grazie alla facilità di sostituzione dei singoli moduli e al continuo sviluppo di componenti aggiornate); B- di essere riparato senza conoscenze tecniche specifiche o costi elevati; C- di poter accogliere nuovi moduli progettati anche da parte di terzi. A queste esigenze si appresta a rispondere Google Ara, uno dei primi progetti che si sta dimostrando capace di diffondere il concetto di modularità alle masse: si tratta di uno smartphone composto da svariate unità intercambiabili in modo rapido e semplice, dando la possibilità all’utente di adattare in ogni momento il prodotto alle proprie esigenze (offrendo ad esempio un modulo con un’ottima fotocamera, uno dotato di un microfono di alta qualità, o con un processore più potente). G-Ara verrà lanciato nel 2017 e sarà il primo vero banco di prova per l’avvento della modularità nei prodotti di elettronica di consumo.

I guadagni di un tale approccio al design ricadono su tutta la sfera di persone e società coinvolte nel prodotto stesso: l’azienda produttrice può continuare a guadagnare progettando, producendo e vendendo pezzi di ricambio e nuovi moduli che arricchiscano sempre più il prodotto stesso, piuttosto di produrre di continuo nuovi prodotti finiti; l’acquirente d’altra parte può contare su un ciclo di vita di lunga durata per il prodotto stesso, e sulla capacità di aggiornarlo in base alle proprie esigenze senza dover sostituire costantemente modello; anche l’ambiente naturale ne trae grande giovamento, data la forte riduzione delle risorse necessarie per lo smaltimento dei prodotti e il minor numero di esemplari da produrre; senza tralasciare infine l’economia stessa, che può risultare stimolata dalla creazione di un nuovo mercato dei moduli e componenti.

Insomma, il design modulare è senza dubbio portatore di una serie di valori appartenenti alla sfera della sostenibilità, e si prospetta a caratterizzare il mercato dei prossimi anni, anche come risposta efficiente, intelligente ed ecologica al corrente trend di mercato dell’ultra-personalizzazione.

Giacomo Falchetta

Giacomo Falchetta

Giacomo Falchetta, veneziano, si laurea in Economia e Scienze Sociali nel 2015 alla Libera Università di Bolzano. E’ appassionato e motivato a prestare il proprio contributo a questioni legate a economia ambientale, cambiamento climatico, sostenibilità e sharing economy. Al momento è tirocinante al Terra Institute di Bressanone.
Giacomo Falchetta
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