17 Feb

Il pianeta stretto

Negli ultimi cento anni la popolazione mondiale è passata dal contare meno di due miliardi di persone ad un picco di quasi otto miliardi.

Si tratta di un incremento inaudito nella storia dell’umanità, sin della comparsa sulla Terra dell’uomo. Fino al diciannovesimo secolo la popolazione mondiale aveva subito modeste oscillazioni, principalmente provocate da fattori esogeni come guerre, carestie e malattie infettive. Oggi invece, sono ben altri componenti a dettare il trend: sono lo sviluppo economico, industriale, sociale e scientifico a trainare l’andamento della popolazione. Si pensi, tra le altre cose, al forte freno posto alla mortalità dalla medicina moderna, specialmente a quella infantile, e alla possibilità di regolare volontariamente le nascite. Se oggi la popolazione mondiale è in forte crescita, è però soltanto a causa dell’alta natalità nei paesi in via di sviluppo, in primis quelli africani. L’Europa e i paesi occidentali, dopo il boom degli anni 50 e 60, hanno oggi una natalità tanto bassa da stentare a raggiungere la soglia di rimpiazzo, cioè quella necessaria affinché la loro popolazione non diminuisca. Se da un lato una crescita esponenziale della popolazione va interpretata come un importante segno di crescita e sviluppo di paesi ancora lontani dai livelli di benessere occidentale, d’altra parte si tratta di una situazione che pone grandi interrogativi e sostanziali preoccupazioni sulla sostenibilità di una tale crescita.

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A questo proposito, l’ultimo libro del demografo italiano Massimo Livi Bacci, intitolato proprio “Il pianeta stretto” (2015, il Mulino), cerca di ricapitolare le possibili drammatiche conseguenze di questa crescita. Ne derivano nuovi bisogni di consumo di cibo, risorse, energia, un minore spazio vitale per ogni persona, l’aspirazione verso condizioni di benessere sempre maggiori. E se, pian piano, nei paesi sviluppati si sperimentano meccanismi di crescita sostenibile, o addirittura di decrescita, i paesi nel pieno del boom demografico ed economico sono impegnati sotto ogni aspetto relativo al crescere. Ma cosa succederà se i tassi di natalità in questi paesi rimarranno invariati per tutto il secolo in corso? Si figurano scenari drammatici, con un potenziale aumento della popolazione mondiale sino a 11,2 miliardi per il non così lontano anno 2100. La quasi totalità di questo incremento avrà luogo nei paesi in via di sviluppo (più del 50% nell’Africa Subsahariana). Date le potenziali conseguenze ambientali, demografiche (si pensi a possibili esodi massicci) e sociali di un così improvviso shock, oggi più che mai è necessario sviluppare e implementare soluzioni volte alla sostenibilità non solo nei paesi sviluppati, ma anche e soprattutto nelle nazioni nel pieno del boom demografico. La situazione può ancora essere gestita, ma bisogna agire rapidamente e con decisione.

Giacomo Falchetta

Giacomo Falchetta

Giacomo Falchetta, veneziano, si laurea in Economia e Scienze Sociali nel 2015 alla Libera Università di Bolzano. E’ appassionato e motivato a prestare il proprio contributo a questioni legate a economia ambientale, cambiamento climatico, sostenibilità e sharing economy. Al momento è tirocinante al Terra Institute di Bressanone.
Giacomo Falchetta
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