06 Apr

Digitalizzazione e sostenibilità

In linea di principio digitalizzare significa tradurre l’informazione analogica in formato binario e trasferirla su un supporto digitale.

Non si tratta però di una conversione di informazioni fine a sé stessa o quasi, come nel caso di una traduzione di un documento in diverse lingue, ma piuttosto della capacità di rendere la copia, il trasferimento e la conservazione dell’informazione operazioni semplici e prive di costi. E, a pensarci bene, è proprio quest’ultima la caratteristica saliente della digitalizzazione: l’eliminazione di ogni genere di costo derivato dalla materialità dell’informazione, quali le spese di conservazione e di trasferimento, i costi in termini di risorse scarse come il tempo, nonché l’impatto ambientale dato dai supporti per l’informazione analogica stessa, in primis la carta. È in questa riduzione sistematica dei costi e degli impatti che la digitalizzazione trova un legame forte e resiliente con i grandi obiettivi socio-economici del nostro tempo quali lo sviluppo sostenibile e responsabile della società e dell’economia. La digitalizzazione implica rapidità e precisione nello scambio di informazioni, anche a grandi distanze, e rende possibile l’esistenza di reti di scambio e raccolta di informazione sempre più vaste. L’open data, cioè la possibilità di accedere a grandi database di informazioni catalogate, ricercabili e analizzabili, sta aprendo nuove strade per lo sviluppo in ogni campo. Le aziende possono cooperare e scambiare flussi di informazioni, i cittadini sono coinvolti in un processo di trasferimento digitale delle informazioni legate alla propria vita quotidiana, i gruppi di ricerca e di sviluppo hanno a disposizione miniere di dati. Tutto ciò favorisce incredibilmente le possibilità di uno sviluppo sistemico, sia a causa della digitalizzazione dell’informazione stessa, e quindi della riduzione dei costi e degli impatti materiali di questa, sia, soprattutto, per la reperibilità dell’informazione. Si riducono fortemente le problematiche relative all’accesso disparitario all’informazione, quindi alle asimmetrie informative, mentre crescono le possibilità di espansione orizzontale, spaziante tra i più diversi campi del sapere. Sono le grandi aziende e le istituzioni pubbliche a doversi assumere la responsabilità di capifila per questo processo, proprio perché hanno a propria disposizione gli strumenti necessari per utilizzare l’informazione per uno sviluppo responsabile. Un importante e recente esempio di tutto ciò è la recente firma, da parte di numerose aziende e istituzioni scientifiche tedesche, della “Carta del collegamento digitale”, un documento mirato a promuovere principi fondamentali per lo sviluppo sostenibile della società, come il benessere delle persone, il dialogo tra ogni gruppo e livello delle diverse società, la partecipazione attiva nelle decisioni collettive, la responsabilità delle scelte dei singoli e il loro impatto sulla società, e la libertà. Digitalizzare significa quindi rendere disponibile, includere, unire, promuovere. La condizione fondamentale perché tutto ciò succeda è un utilizzo responsabile dell’informazione digitale da parte di chi ha più controllo su di essa.

Giacomo Falchetta

Giacomo Falchetta

Giacomo Falchetta, veneziano, si laurea in Economia e Scienze Sociali nel 2015 alla Libera Università di Bolzano. E’ appassionato e motivato a prestare il proprio contributo a questioni legate a economia ambientale, cambiamento climatico, sostenibilità e sharing economy. Al momento è tirocinante al Terra Institute di Bressanone.
Giacomo Falchetta
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